Archivio testo: Elizabeth's self-realization

Traduzione Elizabeth’s self-realization

JANE AUSTEN

ELIZABETH’S SELF-REALIZATION

– da PRIDE AND PREJUDICE – CHAPTER XXXV –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

IL TESTO

Nel brano Elizabeth self-realization (ossia “La presa di coscienza di Elizabeth”), tratto dal Capitolo 35 del romanzo Pride and prejudice, vengono descritti i pensieri che si agitano nella mente di Elizabeth allorché, letta la lettera che le viene indirizzata da Darcy all’indomani della proposta di matrimonio, prende coscienza di essersi comportata in maniera pregiudizievole e ingiusta, ed entra in crisi.

Il brano si inserisce all’incirca alla metà del romanzo: Elizabeth, mentre è ospite nella casa dei Collins, ha ricevuto da Darcy una proposta di matrimonio. Un po’ per antipatia verso l’atteggiamento arrogante di Darcy, un po’ per i racconti – in verità falsi – che Elizabeth ha ascoltato dalla bocca del subdolo Mr Wickham, e un po’, infine, perché la giovane ritiene che Darcy abbia convinto l’amico Mr Bingley ad interrompere la relazione con sua sorella Jane, provocandone l’infelicità, Elizabeth ha respinto con durezza Darcy.

A questo punto Darcy le ha scritto una lettera, nella quale si è sforzato di spiegarle le motivazioni della sua intromissione nel rapporto tra Bingley e Jane, ma soprattutto, le ha raccontato la verità su Wickham: come egli abbia in realtà sperperato al gioco tutta la sua eredità e come abbia illuso e ferito nei sentimenti Georgiana, la sorella di Darcy.

Elizabeth, letta la lettera, si rende conto di essere stata presuntuosa e prevenuta con Darcy, di essersi lasciata ingannare dalle apparenze, e di aver fatto il gioco di Wickham, dimostrandosi una povera ingenua. Scossa da questi pensieri, la fanciulla è preda del rincrescimento e della vergogna.

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TRADUZIONE IN ITALIANO

She grew absolutely ashamed of herself. – Of neither Darcy nor Wickham could she think, without feeling she had been blind, partial, prejudiced, absurd.

(Elisabeth) iniziò davvero a vergognarsi di se stessa. Non poteva pensare né a Darcy, né a Wickham senza sentire (to feel) di essere stata cieca, parziale, prevenuta, sciocca.

“How despicably have I acted!” she cried “I, who have prided myself on my discernment! I, who have valued myself on my abilities! who have often disdained the generous candour of my sister, and gratified my vanity, in useless or blameable mistrust! How humiliating is this discovery! Yet, how just a humiliation! Had I been in love, I could not have been more wretchedly blind.

“In che modo spregevole mi sono comportata!” gridò. “Io, che ero orgogliosa del mio discernimento! Io, che ho valutato me stessa dalle mie capacità! Che ho spesso disprezzato (disdained) il generoso candore di mia sorella, e gratificato la mia vanità con una biasimevole e inutile diffidenza! Come è umiliante questa scoperta! Eppure, quant’è giusta questa umiliazione! Se fossi stata innamorata, non avrei potuto essere più tremendamente cieca.

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But vanity, not love, has been my folly. Pleased with the preference of one, and offended by the neglect of the other, on the very beginning of our acquaintance, I have courted prepossession and ignorance, and driven reason away, where either were concerned. Till this moment, I never knew myself”.

Ma la vanità, non l’amore, è stata la mia follia. Compiaciuta dalla preferenza dell’uno, e offesa dall’indifferenza (the neglect: “la non considerazione”) dell’altro, all’inizio della nostra conoscenza (acquaintance), ho coltivato pregiudizio e ottusità, e ho allontanato la ragione a seconda che riguardasse l’uno o l’altro l’uno o l’altro. Fino a questo momento, non avevo mai conosciuto me stessa”.