Archivio testo: Fictions of the city

Traduzione Fictions of the city

MURRAY BAUMGARTEN

FICTIONS OF THE CITY

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

I romanzi della città. Leggere Dickens vuol dire fare l’incontro di uno scrittore “urbano”, il cui lavoro non soltanto fa affidamento sulla città per l’ambientazione della trama e per i profili dei personaggi, ma mette Londra addirittura al centro dei romanzi; Londra è all’origine dell’intreccio ed è l’elemento determinante della scena e dell’ambientazione. Anche i “coaching episodes” (ossia: “gli episodi ambientati durante i viaggi in carrozza”. L’epoca di Dickens costituì la cosiddetta Coaching age e Dickens introduce scene di viaggi in carrozza in molti suoi romanzi), che nei romanzi di Dickens esprimono una certa nostalgia rurale e pastorale (ossia: “esprimono nostalgia per la vita di campagna”), dipendono dalla città come propria definita controparte.

Dickens imposta, nei suoi scritti, il legame fra la formazione del romanzo urbano e la genesi della vita urbana moderna.

Lo scrittore registra il forte impatto della città, che fu l’autentico crocevia del Diciannovesimo secolo: in quel mondo tutto passava attraverso di essa. Nel processo di rappresentazione, con la sua straordinaria completezza, Dickens esplora l’influsso della metropoli mondiale nella costituzione del mondo moderno.

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Descrivendo questa Londra egli ce la rende viva e presente. In questo universo, la vita cittadina prende le forme di un codice teatrale. Per Dickens Londra è una sineddoche (la sineddoche è la figura retorica che menziona una parte per indicare un tutto) che indica quello che nel regno di Dickens è “il fascino del repellente”, che ancora porta il segno del confusionario ottimismo dell’esperienza teatrale.

Rappresentata contemporaneamente secondo le tecniche della “lanterna magica”, (la “lanterna magica” è una forma di spettacolo di proiezioni di immagini dipinte, antesignana del cinema), della “ballad opera”, (altro genere di spettacolo teatrale), e dell’esperienza gestuale del melodramma ottocentesco, la grande città dà forma alla narrativa di Dickens – e questa (narrativa) raffigura Londra come la vasta scena di un music hall, (un genere di spettacolo teatrale e musicale dal vivo molto popolare a Londra), all’esterno del groviglio delle strade e delle piazze. Questo non vuol dire negare gli aspetti sociologici del romanzo ma, piuttosto, vuol dire apprezzarne il sottotesto metaforico. Per Dickens questa città è reale, ma essa è anche il set di modelli metaforici.

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I nuovi spazi creati dalla riedificazione urbana di Londra erano utilizzati come teatri improvvisati da artisti di strada che, ora, dai locali all’angolo delle strade e dai cortili dei caseggiati, potevano portare le loro attività ad un pubblico potenzialmente più vasto, che si riuniva in queste pubbliche arene. Tali fenomeni teatrali urbani appaiono frequentemente nei romanzi di Dickens. E se le rappresentazioni della vita delle classi più basse riecheggiano quelle fornite dai giornalisti del suo tempo, le medesime rappresentazioni forniscono anche un senso dinamico di forza e di possibilità. Laddove altri scrittori enfatizzano gli stereotipi convenzionali del povero, il che, col sostegno della nascente antropologia, potrebbe suggerire false distinzioni razziali e far apparire la divisione di classe un fatto apparentemente naturale, i personaggi di Dickens vivono le loro situazioni come parte di una strategia di superamento di tali barriere.

Dickens, anche nei suoi romanzi più cupi, non parla delle divisioni in classi, pur così evidenti nella città, né le accetta come un fatto naturale o sociale; piuttosto, i suoi intrecci sottolineano la possibilità che il mondo urbano sia il luogo dell’autodeterminazione morale, proprio perché unisce le persone al di là della classe e delle divisioni sociali. La struttura “a serie” dei romanzi di Dickens, poi, mette in risalto questo quadro in trasformazione, come fa la città con le sue effimere, transitorie e mutevoli esperienze di “ripetizione con variazione”.