Archivio testo: Harold's journey

Traduzione Harold’s journey

GEORGE GORDON BYRON

HAROLD’S JOURNEY

– da CHILDE HAROLD’S PILGRIMAGE – CANTO 3 –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –
II

Lines 1 – 4

Once more upon the waters! yet once more!

And the waves bound beneath me as a steed

That knows his rider. Welcome to their roar!

Swift be their giudance, wheresoe’er it lead!

Ancora una volta sulle acque! Già, ancora una volta! E le onde sotto di me rimbalzano come un destriero che conosce il suo cavaliere. Sia benvenuto il loro scroscio! Sia veloce la loro guida, ovunque essa conduca!

Lines 5 – 9

Though the strained mast should quiver as a reed,

And the rent canvass fluttering strew the gale,

Still must I on; for I am as a weed,

Flung from the rock on Ocean’s foam, to sail

Where’er the surge may sweep, the tempest’s breath prevail. […]

E anche se l’albero maestro, teso, dovesse oscillare come una canna, e la vela squarciata, sventolando, dovesse coprire la tempesta, io dovrò proseguire ancora, perché sono come un’alga scagliata dalla roccia sulla schiuma dell’Oceano per navigare ovunque l’ondata possa spazzare, o l’alito della tempesta possa imperversare. […]

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XII

Lines 10 – 14

But soon he knew himself the most unfit

Of men to herd with Man; with whom he held

Little in common; untaught to submit

His thoughts to others, though his soul was quell’d

In youth by his own thoughts;

Ma presto egli si riconobbe come il più inadatto degli uomini ad aggregarsi con l’Uomo (ossia: “con il resto del genere umano”), con il quale egli aveva poco in comune; non avvezzo (lett.: “non istruito”) a sottoporre i suoi pensieri agli altri, nonostante la sua anima fosse stata repressa durante la gioventù dai suoi pensieri;

Lines 14 – 18

still uncompell’d,

He would not yield dominion of his mind

To spirits against whom his own rebell’d;

Proud though in desolation; which could find

A life within itself, to breathe without mankind.

ancora non costretto (ossia: “ancora indomito”, “ancora indocile”), egli non voleva cedere il dominio della sua mente a quegli spiriti contro i quali il suo (spirito) si ribellava; orgoglioso, sebbene nella desolazione; e quello spirito sarebbe stato capace di trovare una vita dentro sé stesso, per respirare senza il genere umano.

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XIII

Lines 19 – 22

Where rose the mountains, there to him were friends;

Where rolled the ocean, thereon was his home;

Where a blue sky, and glowing clime, extends,

He had the passion and the power to roam;

Dove si innalzavano delle montagne, là c’erano amici per lui; dove l’Oceano si increspava, là era la sua casa; dove si offriva un cielo azzurro, e un clima caldo, egli aveva l’impeto a vagabondare e l’energia (per farlo);

Lines 23 – 27

The desert, forest, cavern, breaker’s foam,

Were unto him companionship; they spake

A mutual language, clearer than the tome

Of his land’s tongue, which he would oft forsake

For Nature’s pages glassed by sunbeams on the lake. […]

il deserto, la foresta, la caverna, la spuma di un’onda erano per lui la compagnia; essi parlavano un linguaggio comune (ossia: “gli elementi della Natura parlavano un linguaggio che era anche il suo, e che egli riusciva a comprendere”), più chiaro del libro della lingua della sua patria, che egli abbandonava spesso in favore delle pagine della Natura, riflesse dai raggi del sole sul lago. […]

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XV

Lines 28 – 31

But in Man’s dwellings he became a thing

Restless and worn, and stern and wearisome,

Droop’d as a wild-born falcon with clipt wing,

To whom the boundless air alone were home:

Invece, nelle dimore dell’Uomo (ossia: “una volta tornato tra i suoi simili, a casa”), egli diventava una creatura irrequieta e consunta, severa e tediosa, abbattuta quanto un falcone nato selvatico con un’ala tarpata, per il quale l’aria sconfinata era l’unica casa (possibile):

Lines 32 – 36

Then came his fit again, which to o’ercome,

As eagerly the barred-up bird will beat

His breast and beak against his wiry dome

Till the blood tinge his plumage, so the heat

Of his impeded soul would through his bosom eat.

allora il suo malessere ritornava di nuovo (ossia: “allora ritornava quella sensazione di intrappolamento”), e, per superarlo – così come un uccello rinchiuso batterà bramosamente il petto ed il becco contro la sua gabbia (lett.: “la sua cupola di filo metallico”), finché il sangue macchierà le sue piume – allo stesso modo il fuoco della sua anima intrappolata gli trafiggeva il petto (lett.: “avrebbe scavato mangiando attraverso il suo petto”).