Archivio testo: My day will come

Traduzione My day will come

BOBBY SANDS

MY DAY WILL COME

– da ONE DAY IN MY LIFE –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

Mi alzai lentamente dal materasso, analizzando (ossia: “facendo attenzione ad”) ogni movimento. Mi misi in piedi e posizionai il materasso contro il muro. Stesi una coperta per terra, e, con un’altra coperta avvolta intorno alla mia vita, e un asciugamano (avvolto) intorno alla mia testa e alle spalle, partii ancora una volta, come un nomade, per il mio viaggio verso nessun luogo. Faceva ancora freddo, ma la morsa del freddo mattutino era andata via dall’aria. Fuori la neve giaceva ancora pesante sul suolo, e la luce era insolitamente fioca per (essere) mezzogiorno. […]

Sarebbe stato un sollievo e un piacere (poter) passeggiare in un verde prato rigoglioso, e toccare i fili dell’erba scintillante, e sentire la fresca superficie di una foglia sopra a un albero, oppure sedere su una collina e guardare su una valle colma della ronzante vita della primavera, annusando il fresco e puro profumo salutare, con nient’altro che miglia di spazio attorno a me. Quella era la libertà. Libertà di vivere di nuovo. Mi allontanai dalla finestra per riprendere il mio inesorabile cammino, un po’ scoraggiato dai pensieri sulla libertà. Guardai i muri, maleodoranti e ricoperti di sporcizia, poi i mucchi di immondizia, ricettacolo di malattie, e gli scarti di cibo in decomposizione sparsi negli angoli del pavimento umido. (Guardai) il materasso monco, sudicio e lacerato a causa di un migliaio di perquisizioni. (Guardai) il soffitto macchiato di tè per attenuare il bagliore accecante della luce intensa che vi si rifletteva, la porta rovinata da graffi e tagli, e il vaso da notte, un ricettacolo di malattie, che giaceva dietro la porta. Diventava sempre più difficile rievocare l’immagine di quel bellissimo, rigoglioso prato verde.

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Il mio ambiente da incubo mi gridava addosso ogni minuto. Non c’era scampo a quest’incubo, a meno che io non mi fossi arreso! In pochi – molto pochi – si erano già arresi. Avevano indossato l’uniforme della prigione, e si erano adeguati. Non che avessero voluto farlo. Solamente, non erano riusciti a sopportare ulteriormente il peso spietato della tortura, la noia prolungata, la tensione e la paura, la privazione delle necessità essenziali, come l’esercizio fisico e l’aria fresca, la mancanza di comunicazione con altri esseri umani se non attraverso il gridare da dietro una pesante porta di acciaio chiusa.

La depressione, le percosse, il freddo – Che (altro) c’è lì? – dissi a me stesso. Guardi fuori dalla finestra, e il campo di concentramento ti urla contro. Ti guardi attorno nella tomba in cui sopravvivi e vieni inghiottito nell’inferno, con dei piccoli diavoli neri nelle sembianze di un A-, B- e C- pronti a balzarti addosso ogni minuto di ciascun puzzolente giorno da incubo. […]

L’oscurità e il freddo intenso, uno stomaco vuoto e le quattro mura urlanti di una fetida tomba popolata da incubi, a ricordarmi del mio stato: ecco cosa offriva l’indomani a centinaia di prigionieri politici di guerra repubblicani nudi; ma, tanto sicuro quanto il fatto che il futuro sarebbe stato pieno di torture, era che avremmo continuato a resistere e che saremmo rimasti inflessibili. Era dura. Era molto, molto dura, pensai, mentre mi sdraiavo sul mio materasso umido e mi tiravo addosso le coperte. Ma un giorno la vittoria sarà nostra, e mai più nessun uomo o donna d’Irlanda dovrà marcire in un buco d’inferno inglese.

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Faceva freddo, così tanto, tanto freddo. Mi girai su un lato e sistemai il mio prezioso pacchettino di tabacco sotto il materasso, e sentii l’umidità che si appiccicava ai miei piedi. È un altro giorno in meno (lett.: “più vicino”) alla vittoria, pensai, sentendomi molto affamato. Ero uno scheletro, paragonato a quello che ero (un tempo), ma questo non aveva importanza.

Niente importava davvero, fuorché restare inflessibili. Mi girai ancora una volta, il freddo mi mordeva. Loro non hanno nulla nel loro intero arsenale imperiale, che riesca ad abbattere lo spirito di un prigioniero politico di guerra repubblicano che si rifiuta di venire abbattuto, pensai, ed era proprio vero. Non possono e non potranno mai abbattere il nostro spirito. Mi rigirai ancora, gelando, e la neve entrò dalla finestra, fin sopra le mie coperte.

“Tiocfaidh ár lá (ossia: “Verrà il nostro giorno”)”, mi dissi, “Tiocfaidh ár lá”.