Archivio testo: Ode on a Grecian urn

Traduzione Ode on a Grecian urn

JOHN KEATS

ODE ON A GRECIAN URN

– POEMS –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –
PRIMA STROFA

Lines 1 – 4

Thou still unravish’d bride of quietness,

Thou foster-child of silence and slow time,

Sylvan historian, who canst thus express

A flowery tale more sweetly than our rhyme:

Tu (rivolto all’urna), sposa ancora inviolata della quiete! Tu, figlia adottiva del silenzio e del tempo lento! O silvestre narratrice di storie (ossia: “O narratrice di storie di ambientazione silvestre”), che riesci a raccontare in questo modo una favola fiorita (“fiorita” perché ambientata tra selve ed incorniciata con motivi floreali) in maniera più dolce della nostra poesia (ossia: “in maniera più suggestiva di quanto sappia fare la nostra poesia”):

Lines 5 – 7

What leaf-fring’d legend haunts about thy shape

Of deities or mortals, or of both,

In Tempe or the dales of Arcady?

quale leggendaria vicenda di dèi, oppure di uomini, oppure di entrambi, (ambientata) a Tempe, oppure nelle valli dell’Arcadia, occupa (ossia: “ricopre”), ornata di foglie, la tua superficie?

Lines 8 – 10

What men or gods are these? What maidens loth?

What mad pursuit? What struggle to escape?

What pipes and timbrels? What wild ecstasy?

Che uomini, oppure che dèi sono costoro? (ossia: “Chi sono questi uomini, o, se sono dèi, chi sono?”) E che fanciulle riluttanti? (ossia: “Chi sono queste fanciulle che si negano?”). Che genere di folle inseguimento? (ossia: “Qual è la ragione per cui gli uni inseguono le altre?”). Che tentativo di fuggire (ossia: “Qual è la ragione che spinge le fanciulle a fuggire”)? Che flauti, e che cembali (ossia: “Qual è il senso della presenza di flauti e cembali”)? Che genere di selvaggia estasi? (ossia: “Cosa significa questa estasi selvaggia?”)

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SECONDA STROFA

Lines 11 – 14

Heard melodies are sweet, but those unheard

Are sweeter; therefore, ye soft pipes, play on;

Not to the sensual ear, but, more endear’d,

Pipe to the spirit ditties of no tone:

Le melodie che vengono ascoltate sono dolci, ma quelle che non sono state ascoltate sono ancor più dolci (ossia: “Le melodie che non si possono ascoltare, e che si possono solo immaginare, come quelle suggerite dalle raffigurazioni sull’urna, sono ancora più dolci delle melodie reali”), perciò, voi, o flauti delicati, continuate a suonare; (ma) non per il senso dell’udito (ossia: “non per l’udito percettivo”, “non per l’orecchio fisico”), bensì, suonate – più ambiziosi – per l’animo, melodie senza suono!

Lines 15 – 20

Fair youth, beneath the trees, thou canst not leave

Thy song, nor ever can those trees be bare;

Bold Lover, never, never canst thou kiss,

Though winning near the goal – yet, do not grieve;

She cannot fade, though thou hast not thy bliss,

For ever wilt thou love, and she be fair!

O bel giovane (“youth”, che propriamente vuol dire “giovinezza”, è una sineddoche) sotto gli alberi, tu non puoi (ossia: “non ti è permesso di”) smettere la tua canzone, né quegli alberi potranno mai essere spogli. O audace amante, tu non riesci mai e poi mai a dare il (tuo) bacio, pur arrivando vicino alla meta; tuttavia non affliggerti! Lei non può sfiorire (ossia: “consolati pensando che la tua amata, fissata in un’immagine immortale, non giungerà mai ad invecchiare”) e, anche se tu non consegui (mai) la tua felicità, tu amerai lei per sempre, e lei sarà bella (per sempre).

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TERZA STROFA

Lines 21 – 24

Ah, happy, happy boughs! that cannot shed
Your leaves, nor ever bid the Spring adieu;
And, happy melodist, unwearied,
For ever piping songs for ever new;

Ah rami fortunati! Fortunati! Che non potete perdere le vostre foglie, né (dovrete) mai dire addio alla Primavera! E fortunato musico, mai stanco, che suonerai per sempre melodie sempre nuove!

Lines 25 – 30

More happy love! more happy, happy love!
For ever warm and still to be enjoy’d,
For ever panting, and for ever young;
All breathing human passion far above,
That leaves a heart high-sorrowful and cloy’d,
A burning forehead, and a parching tongue.

(E) o amore ancor più fortunato! Fortunato amore più fortunato! Per sempre appassionato (warm: “caldo”, nel senso di “nel pieno della sua intensità, immortalato nella sua fase più intensa”) e (per sempre) ancora da godere (lett.: “da essere goduto”), per sempre palpitante, e per sempre giovane; ben al di sopra di ogni passione umana che respira (ossia: “o amore immaginato … superiore di molto a qualsiasi amore reale”) che lascia un cuore pieno di dolore o sazio, una fronte che arde e una lingua secca.

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QUARTA STROFA

Lines 31 – 34

Who are these coming to the sacrifice?

To what green altar, O mysterious priest,

Lead’st thou that heifer lowing at the skies,

And all her silken flanks with garlands drest?

Chi sono costoro che giungono per il sacrificio? O sacerdote, misterioso, verso quale verde altare tu conduci quella giovenca che muggisce verso i cieli, dopo che sono stati rivestiti interamente di ghirlande i suoi vellutati fianchi?

Lines 35 – 40

What little town by river or sea shore,

Or mountain-built with peaceful citadel,

Is emptied of this folk, this pious morn?

And, little town, thy streets for evermore

Will silent be; and not a soul to tell

Why thou art desolate, can e’er return.

Quale piccolo villaggio lungo un fiume, oppure lungo la costa marittima, oppure realizzato su una montagna, con una pacifica rocca, si è svuotato di questa gente in questo sacro mattino? (ossia: “quale villaggio … hanno lasciato queste persone per recarsi a compiere un sacrificio, in questo mattino di sacre celebrazioni?”). E, o piccolo villaggio, le tue strade saranno silenziose per sempre; e non una sola anima potrà mai ritornare per raccontare perché tu sei disabitato.

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QUINTA STROFA

Lines 41 – 45

O Attic shape! Fair attitude! with brede
Of marble men and maidens overwrought,
With forest branches and the trodden weed;
Thou, silent form, dost tease us out of thought
As doth eternity: Cold Pastoral!

O forma Attica! O stile leggiadro! (Tu, rivolto all’urna) decorata con un ricamo di uomini e di fanciulle di marmo, con i rami di una foresta e (con) dell’erba calpestata, tu, forma silenziosa, rapisci noi oltre il nostro pensiero (ossia: “oltre il punto in cui la ragione umana riesce ad arrivare”), come fa l’eternità: O fredda pastorale! (ossia: “o muta, silenziosa rappresentazione agreste!)

Lines 46 – 50

When old age shall this generation waste,
Thou shalt remain, in midst of other woe
Than ours, a friend to man, to whom thou say’st,
– Beauty is truth, truth beauty – that is all
Ye know on earth, and all ye need to know

Quando la vecchiaia cancellerà questa generazione, tu resterai (ossia: “permarrai, continuerai ad esistere”) – nel mezzo di un travaglio diverso dal nostro (ossia: “tra uomini afflitti da problemi differenti da quelli che ci affliggono in quest’epoca”), un’amica per l’uomo, al quale tu dici: La bellezza è verità, la verità è bellezza. Questo è tutto quello che voi sapete (ossia: “questo è tutto ciò che vi è concesso sapere”) da vivi e tutto ciò che avete bisogno di sapere.