Archivio testo: Satan's speech

Traduzione Satan’s speech

JOHN MILTON

SATAN’S SPEECH

– da PARADISE LOST – BOOK I –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

Lines 1 – 4

`Is this the region, this the soil, the clime,’
Said then the lost archangel, `this the seat
That we must change for heav’n, this mournful gloom
For that celestial light? …

“È questa la regione, questo il suolo e il clima, disse allora l’angelo caduto (lett.: “l’arcangelo perduto”, ossia “Satana”, “Lucifero”) è questa la sede che dobbiamo cambiare con il cielo (ossia: “è dunque questo il luogo che ci è stato assegnato al posto del cielo”): questa triste oscurità al posto di quella luce celestiale?

Lines 4 – 8

… Be it so, since he
Who now is sovran can dispose and bid
What shall be right: furthest from him is best
Whom reason hath equalled, force hath made supreme
Above his equals. …

Sia pure così, dal momento che colui che adesso è sovrano può decidere e dire che cosa è destinato ad essere giusto: è la cosa migliore (stare) il più lontano possibile da colui che la ragione ha fatto uguale (ossia: “che la ragione ha creato pari agli altri”) e che la forza ha reso despota sui suoi pari.

Lines 8 – 12

… Farewell, happy fields,
Where joy for ever dwells! Hail, horrors! hail,
Infernal world! and thou, profoundest Hell,
Receive thy new possessor—one who brings
A mind not to be changed by place or time.

Addio, campi felici, dove regna perennemente la gioia: salve orrori, salve mondo infernale; e tu, Inferno più profondo, accogli il tuo nuovo padrone: uno che porta una mente (ossia: “uno che porta dentro di sé una mente”) destinata a non essere cambiata dal luogo o dal tempo.

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Lines 13 – 14

The mind is its own place, and in itself
Can make a Heaven of Hell, a Hell of Heaven.

La mente è la reale dimora di sé stessa, ed essa, dentro di sé, può fare un Paradiso dell’Inferno, e un Inferno del Paradiso.

Lines 15 – 17

What matter where, if I be still the same,
And what I should be all, but less than he
Whom thunder bath made greater?

Che cosa importa dove, se io sono ancora lo stesso, e (se sono) esattamente (all: “tutt’intero” / “da capo a piedi”) ciò che dovrei essere, salvo che (sono) inferiore rispetto a colui che il tuono ha reso il più potente?

Lines 17 – 22

Here at least
We shall be free; the almighty hath not built
Here for his envy, will not drive us hence:
Here we may reign secure, and in my choice
To reign is worth ambition though in hell:
Better to reign in hell, than serve in heaven.

Qui, almeno, saremo liberi; poiché l’Onnipotente non ha edificato questo luogo per averne invidia (lett.: “per la sua invidia”), da qui Egli non ci caccerà: qui potremmo regnare sicuri, e a mio giudizio regnare è una degna ambizione, sebbene all’Inferno: meglio regnare all’Inferno che servire nel Paradiso.

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Lines 23 – 29

But wherefore let me then our faithful friends,

The associates and copartners of our loss,

Lie thus astonished on the oblivious pool,

And call them not to share with us their part

In this unhappy mansion, or once more

With rallied arms to try what may be yet

Regained in Heaven, or what more lost in Hell?”

So Satan spake.

Ma perché mai, allora, lasciare io che (ossia: “Ma allora perché mai io dovrei lasciare che”) i nostri amici fedeli, gli alleati e i compartecipi di questa nostra rovina, giacciano così attoniti sull’oblioso stagno (a questo punto del racconto, infatti, le legioni di Lucifero giacciono prostrate sull’ardente lago dell’Inferno), e non chiamarli (invece) per condividere con noi la loro parte in questa dimora infelice, o per tentare una volta ancora, con armi riunite, ciò che potrebbe ancora essere riconquistato in Paradiso, o ciò che (potrebbe essere) ulteriormente perduto all’Inferno? (ossia: “o per scoprire insieme se esiste qualcosa nel cielo o nell’Inferno che si possa ancora riconquistare o ancora perdere?)”.

Così parlò Satana.