Archivio testo: The balcony scene

Traduzione The Balcony Scene

WILLIAM SHAKESPEARE

THE BALCONY SCENE

– da ROMEO AND JULIET – ACT II, SCENE I –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

IL TESTO

Il testo The balcony scene (in traduzione: “La scena del balcone”) è un estratto dal secondo atto di Romeo and Juliet, e contiene il racconto del secondo incontro tra Romeo e Giulietta, che si svolge durante la notte, sul balcone della camera della fanciulla.

POSIZIONAMENTO NELLA STORIA: Montecchi e Capuleti, le due principali famiglie di Verona, sono divise da generazioni da un terribile odio. Nonostante ciò Romeo, il figlio del vecchio Montecchi, partecipa mascherato a una festa in casa dei Capuleti, e, lì, nel corso della serata, vede per la prima volta Giulietta, la figlia del capo dei Capuleti. Nel vedere Giulietta, Romeo resta folgorato. Così il giovane avvicina la fanciulla, scambia con lei alcune battute e la bacia. Al termine della festa, poi, Romeo si nasconde nel giardino dei Capuleti, con la speranza di poter parlare ancora con Giulietta. La scena contenuta nel testo The balcony scene si inserisce a questo punto della vicenda, riprendendo il racconto dal momento in cui Giulietta, durante la notte, esce sul balcone della propria camera e, ignara del fatto che Romeo la possa sentire, comincia ad esprimere a voce alta la propria preoccupazione per essersi innamorata di un Montecchi.

La scena si divide in due parti. La prima parte (versi 1-12) è occupata da un monologo di Giulietta. Nel corso del suo monologo, Giulietta, ignara del fatto che Romeo si trovi sotto il suo balcone, dà voce alla propria preoccupazione per essersi innamorata di un Montecchi. Mentre esprime le proprie riflessioni sull’appartenenza di Romeo ai Montecchi, Giulietta confessa a voce alta il suo amore per il giovane. Dalle parole di Giulietta, Romeo capisce di essere corrisposto dalla fanciulla che ama, e quindi si manifesta. Comincia così la seconda parte del brano (versi 13-36), che è occupata dal dialogo tra i due giovani. Nel corso di questo dialogo, Giulietta, imbarazzata dal fatto che la propria confessione d’amore sia stata ascoltata troppo presto da Romeo, prega il giovane di non crederla troppo arrendevole in amore e soprattutto di non prendersi gioco di lei.

TRADUZIONE IN ITALIANO

JULIET:

‘Tis but thy name that is my enemy.

Thou art thyself, though not a Montague.

O, be some other name! What’s Montague?

It is nor hand, nor foot, nor arm, nor face,

nor any part belonging to a man.

GIULIETTA: È soltanto il tuo nome che è mio nemico. Tu saresti te stesso (ossia: “Tu saresti egualmente tu”), anche se non (fossi) un Montecchi. Oh, che sia pure un qualsiasi altro nome! Che cosa significa “Montecchi”? Non è né una mano, né un piede, né un braccio, né un volto, né alcuna altra parte che appartenga ad un uomo.

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What’s in a name? That which we call a rose

by any other word would smell as sweet.

So Romeo would, were he not Romeo called,

retain that dear perfection which he owes,

without that title. Romeo, doff thy name;

And for thy name, which is no part of thee,

take all myself.

Che cosa c’è in un nome? Quella che noi chiamiamo “rosa” profumerebbe in modo altrettanto dolce con qualsiasi altro nome (lett.: “con qualsiasi altra parola”). Allo stesso modo Romeo, (anche se) non si chiamasse Romeo, conserverebbe quella cara perfezione che egli possiede, e senza quell’appellativo. O Romeo, rinuncia al tuo nome! E, in cambio di quel nome, che non è una parte di te, prendi tutta me stessa.

ROMEO:

I take thee at thy word.

Call me but love, and I’ll be new baptized;

henceforth I never will be Romeo.

ROMEO: Io ti prendo in parola! Tu chiamami non altrimenti che “amore”, ed io sarò ribattezzato; d’ora in avanti io non sarò mai più Romeo!

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JULIET:

What man art thou, that, thus bescreened in night,

so stumblest on my counsel?

GIULIETTA: Che uomo sei tu (Ossia: “Chi sei tu”), che, così nascosto nella notte, inciampi nel mio pensiero segreto in questa maniera?

ROMEO:

By a name

I know not how to tell thee who I am.

My name, dear saint, is hateful to myself

because it is an enemy to thee.

Had I it written, I would tear the word. […]

ROMEO: Non so come dirti chi io sia ricorrendo a un nome (lett.: “per mezzo di un nome”). Cara santa, il mio nome mi risulta odioso (lett.: “è odioso a me stesso”), perché è nemico a te. Se lo avessi scritto, io strapperei il foglio (lett.: “strapperei la parola”). […]

JULIET:

Thou knowest the mask of night is on my face;
else would a maiden blush bepaint my cheek
for that which thou hast heard me speak tonight.
Fain would I dwell on form; fain, fain deny
what I have spoke; but farewell compliment!

GIULIETTA: Devi sapere che (lett.: “Tu sai che”) la maschera della notte copre il mio volto, altrimenti un rossore virginale avrebbe colorato (lett.: “dipinto”) la mia guancia a causa di ciò che mi hai sentito dire stanotte. Vorrei tanto salvare le apparenze; vorrei tanto, tanto rinnegare (ossia: “rimangiarmi”) ciò che ho detto: ma (ormai) addio le formalità!

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Dost thou love me? I know thou wilt say ‘Ay’,
and I will take thy word. Yet, if thou swearst,
thou mayst prove false. At lovers’ perjuries,
they say Jove laughs. O gentle Romeo,
if thou dost love, pronounce it faithfully.

Mi ami? So che mi risponderai “Sì”, ed io ti crederò sulla parola (lett.: “Ed io accetterò la tua parola”). Tuttavia, anche se tu giuri, potresti (poi) dimostrarti un bugiardo. Alle bugie degli innamorati – dicono – Giove ride. O nobile Romeo, se sei innamorato, dichiaralo con lealtà!

Or if thou thinkest I am too quickly won,
I’ll frown, and be perverse, and say thee nay,
so thou wilt woo; but else, not for the world.
In truth, fair Montague, I am too fond,
and therefore thou mayst think my havior light;
but trust me, gentleman, I’ll prove more true
than those that have more cunning to be strange.

Oppure (ossia: “In alternativa”) se credi che io sia stata persuasa (lett.: “vinta”, nel senso di “sedotta”) troppo velocemente, aggrotterò la fronte e sarò spietata, e ti dirò di no (ossia: “e ti respingerò”), così tu (mi) corteggerai; ma no, per nulla al mondo! In verità, o bel Montecchi, io sono troppo innamorata, e perciò tu potresti giudicare leggera la mia condotta; ma credimi, gentile signore, io mi dimostrerò più sincera di quelle che hanno più esperienza (di me) nel fingere ritrosia.

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I should have been more strange, I must confess,
but that thou overheard’st, ere I was ware,
my true-love passion. Therefore pardon me,
and not impute this yielding to light love,
which the dark night hath so discovered.

Avrei dovuto essere più ritrosa – devo confessarlo – ma il fatto è che tu hai origliato la sincerità del mio amore (lett.: “la mia sincera passione amorosa”), prima che io ne fossi consapevole. Perciò perdonami, e non attribuire questa accondiscendenza (ossia: “questo mio cedere”, “questa mia arrendevolezza”) ad un amore frivolo, che la notte buia ha svelato in questo modo.