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Traduzione The critic

ANGELA ESTERHAMMER

THE CRITIC

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

Il critico. In linea con il suo desiderio di basare la critica su principi certi, Coleridge fornisce una definizione di poesia che ricorre spesso nei suoi corsi di lettura, come anche nella Biographia Literiaria

La poesia, dice Coleridge, è l’arte di rappresentare la natura esterna e i pensieri e i sentimenti umani relativamente ai sentimenti umani (…) La poesia è una sorta di composizione opposta alla scienza.

La definizione di Coleridge risuona sorprendentemente nella Prefazione di Wordsworth alle Lyrical Ballads (1800), il che dimostra come l’originaria teoria poetica di entrambi derivi dalla loro collaborazione e dalle conversazioni avvenute fra loro nel 1790. Entrambi si trovano d’accordo su una teoria espressiva della poesia; entrambi ritengono che la poesia richiami e produca emozioni; ed entrambi distinguono la poesia, che ha per oggetto il piacere, dalla scienza, che ha per oggetto la verità.

La poesia, scrive Coleridge, è “l’arte … di rappresentare la natura esterna e gli umani pensieri e sentimenti”. La sua idea di cosa intenda dire con l’espressione “arte di rappresentare”, è strettamente legata all’affermazione più frequentemente ripetuta nella sua prosa critica: l’arte non è una copia, ma un’imitazione della natura. L’arte non deve essere la realtà, ma deve rappresentare la realtà. La rappresentazione artistica spesso include un elemento di somiglianza con il mondo reale, ma anche un elemento di differenza da esso. Il piacere che ricaviamo dall’arte deriva dal fatto di percepire la somiglianza e la differenza, l’identità e la contrarietà; infatti, questo è ciò che Coleridge chiama “il principio universale delle Belle Arti” che è anche “la condizione di tutta la conoscenza”.

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Il principio di somiglianza-nella-differenza conduce direttamente alla teoria di Coleridge dell’illusione drammatica. Coleridge crede che il malinteso più grande sul teatro e sul lavoro dei drammaturghi scaturisca dal fatto che la gente si aspetta di trovare nel dramma una verosimiglianza con la vita quotidiana, somiglianza che l’opera drammatica non è mai stata destinata a fornire. Lo scopo del dramma è proprio quello di non deludere il pubblico ponendosi come semplice realtà; piuttosto, il suo scopo è produrre l’illusione nello spettatore di trovarsi in una condizione somigliante al sogno, ma caratterizzata da un controllo più consapevole.

Come l’arte è una umana imitazione della natura, la creazione e la critica della poesia implicano l’esercizio attivo del giudizio da parte di entrambe le parti: del poeta e del lettore (in questo caso, del critico).

Questo principio condiziona profondamente la critica pratica di Coleridge, influenzando la sua opinione circa il successo o il fallimento dei singoli drammi e dei drammaturghi, e circa gli errori di lettori e recensori.

In tutta la sua carriera come critico, Coleridge fece una campagna per il riconoscimento che una grande opera letteraria è quella in cui tutte le parti sono sotto il controllo del loro creatore; e, con una mossa che ritenne uno dei suoi contributi più rivoluzionari alla critica, egli scelse Shakespeare come il più grande esempio di arte consapevole.