Archivio testo: The victorians and food

Traduzione The victorians and food

REAY TANNAHILL

THE VICTORIANS AND FOOD

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

Gli uomini dell’età vittoriana e il cibo. Per la prima volta nella storia, o quasi, il fenomeno della grande povertà urbana poteva essere osservato da chiunque avesse voluto vedere. Le condizioni nelle città industriali erano sconvolgenti; se gli adulti che lavoravano nelle fabbriche raramente morivano specificatamente per la fame, tuttavia le abitazioni fatiscenti, il pessimo cibo e l’igiene inesistente portavano a uno sconvolgente bilancio di vittime. Gli alimenti fissi della dieta erano il pane e le patate; se c’era abbastanza denaro, potevano essere poi aggiunti del tè e della pancetta. Anche i più abbienti avevano problemi a reperire alimenti freschi in città.

Una volta che la dimensione del problema fu riconosciuta, si iniziarono a impiegare molte risorse per fronteggiarlo. Le ferrovie ebbero una prima, estremamente importante, influenza sia sulla quantità, sia sulla qualità del cibo reperibile nelle città. Prima di questa innovazione tecnologica l’offerta del cibo era condizionata da diversi fattori, come la dimensione del carico che cavalli o buoi potevano trainare lungo strade, per giunta strette e sconnesse. I beni ingombranti dovevano essere trasportati per le vie d’acqua: il mare, i fiumi e i canali. La ferrovia cambiò radicalmente ogni cosa. La sua capacità di trasportare grossi carichi fu un vantaggio evidente e immediato, e in più c’era la velocità a provare, in maniera ancor più visibile, i benefici di questo nuovo sistema di trasporto.

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Invece di essere portata nella città “con le bestie da soma”, la carne poteva essere macellata a grande distanza e poi trasportata. Aberdeen, in Scozia, forniva carne fresca a Londra. Prima del 1860 il latte cittadino era fornito da allevatori locali che tenevano i loro animali nei parchi o in altri spazi aperti, ma quando vennero costruite altre case, le povere mucche furono tenute nelle strade. All’inizio, il latte trasportato nelle città arrivava cagliato, anche più del formaggio. Finalmente, alla fine del 1860, vennero inventati un tipo di raffreddatore meccanico e dei bidoni per trasportare velocemente il latte raffreddato, che apportarono subito un notevole miglioramento alle forniture di latte della città.

Un altro elemento che ebbe influenza sul cibo del diciannovesimo secolo fu il libro di cucina. Quanto al genere di per sé, in realtà, non c’era niente di nuovo. La novità fu che, per via della diffusione dell’alfabetizzazione, molte più donne erano ormai capaci di leggere. Uno dei migliori libri di cucina inglese, La cucina moderna per le famiglie, di Eliza Acton (1845) fu scritto da una nobildonna che in realtà voleva essere una poetessa. Il suo editore, tuttavia, le disse che non c’era mercato per le poesie delle signore e le consigliò di scrivere un buon, ragionevole, libro di cucina. Eliza Acton lo scrisse, e il risultato fu un duraturo best-seller. Il libro di cucina inglese più conosciuto fu scritto da una giovane giornalista, Isabella Beeton. Il suo Book of Household Management (ossia: “Libro di economia domestica”) del 1861, era di taglio enciclopedico, e Isabella Beeton fu la prima scrittrice a fare un serio tentativo di includere nel libro la stima dei costi, le quantità e i tempi di preparazione dei cibi. In ogni caso, costituì un dato di fatto negativo che nessun libro di cucina, anche se a buon mercato, potesse fornire alla donna lavoratrice il tempo, le attrezzature o il combustibile. Fino addirittura al XX secolo, il negozio di trippa locale o il macellaio, il venditore di molluschi per strada, il venditore di muffin e, soprattutto, il negozio di “fish and chip” (ossia: “di pesce e patatine”), fecero di più, per la dieta dei lavoratori delle fabbriche, di qualsiasi libro di cucina.