Archivio testo: L’aura soave al sole spiega et vibra

Parafrasi L’aura soave al sole spiega et vibra

FRANCESCO PETRARCA

L’AURA SOAVE AL SOLE SPIEGA ET VIBRA

– PARAFRASI DEL TESTO –


Il sonetto L’aura soave al sole spiega e vibra costituisce il momento conclusivo della serie detta “dell’aura” (formata dai sonetti 194, 196, 197 e 198). Nel testo Petrarca procede alla sintesi dei due principali motivi sviluppati nei sonetti precedenti: il motivo “degli occhi” (194) e il motivo  “delle chiome” (196, 197). La datazione più probabile fa risalire il testo al 1368.


L’aura soave al sole spiega et vibra
l’auro ch’Amor di sua man fila et tesse
là da’ begli occhi, et de le chiome stesse
lega ’l cor lasso, e i lievi spirti cribra.

[vv. 1 – 4] L’aria soave distende (spiega: distende, diffonde) e fa vibrare al sole l’oro che Amore fila e tesse di sua mano dietro ai begli occhi (l’oro filato cui Petrarca si riferisce sono ovviamente i capelli di Laura) e con quelle medesime chiome lega il (mio) cuore sfinito e disperde i (miei) deboli spiriti vitali (secondo la fisiologia medievale questi erano vapori prodotti dal cuore, deputati alle funzioni vitali dell’uomo).


Non ò medolla in osso, o sangue in fibra,
ch’i’ non senta tremar, pur ch’i’ m’apresse
dove è chi morte et vita inseme, spesse
volte, in frale bilancia appende et libra,

[vv. 5 – 8] Non ho midollo nelle ossa, né sangue nelle vene che io non senta tremare, se anche solo mi avvicino al luogo dove si trova colei che spesso, spostando pesi su una fragile bilancia, (appende e libra: lett. “mettendo e togliendo pesi”) mi tiene in equilibrio tra la vita e la morte,

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vedendo ardere i lumi ond’io m’accendo,
et folgorare i nodi ond’io son preso,
or su l’omero dextro et or sul manco.

[vv. 9 – 11] vedendo (dipende direttamente da senta tremar al v. 6) brillare i lumi che mi fanno ardere (gli occhi di Laura) e risplendere al sole, i nodi dai quali sono catturato, ora sulla spalla destra ora sulla sinistra (i capelli di Laura).


I’ nol posso ridir, ché nol comprendo:
da ta’ due luci è l’intellecto offeso,
et di tanta dolcezza oppresso et stanco.

[vv. 12 – 14] Io non riesco a riferirlo compiutamente (topos dell’ineffabilità) poiché non lo comprendo: perché l’intelletto è abbagliato da siffatte luci (gli occhi e dei capelli) ed è oppresso e fiaccato da tanta dolcezza.